lunedì 16 gennaio 2012

Intervista agli Akt di "AltreMuse"















1) Chi sono gli Akt e, soprattutto, che ruolo vogliono giocare nella musica italiana di oggi?Simone Negrini: Una domanda molto difficile! Possiamo rispondere in maniera sensata solo dilungandoci un pochino... Vediamo: Gli Akt sono innanzitutto, e forse solamente, tre amici che per qualche motivo hanno coltivato una inconsueta sintonia estetica riguardo ad alcuni ambiti concettuali e che hanno una forte necessità di esprimere ciò che avvertono soprattutto tramite la musica. L'unico ruolo che ci piacerebbe giocare in ambito musicale, italiano o meno, è quello della proverbiale pulce nell'orecchio, una piccola pulce che cerca di dire alcune cose: "Non è vero che la musica non può esistere se non è anche un prodotto vendibile"; " Non è vero che si può suonare solo se si percepisce un compenso nel farlo". In sostanza, siamo convinti che non abbia senso permettere alle capricciose e spesso insensate danze del denaro di impedire la generazione di un qualsiasi prodotto dell'intelletto umano!

2) "Blemmebeya" è un concept-album: spiegaci com'è nato il progetto, magari cominciando dal titolo.S. N. La storia del titolo è piuttosto buffa e completamente a-logica, come molte delle nostre scelte del resto ;). Durante le ultime fasi della registrazione di Dentrokirtos, qualcuno di noi scrisse sul muro della sala prove di allora una parola senza senso, dichiarando poi "questo sarà il titolo del nostro prossimo album". La parola era Blemmebeya. Quando abbiamo iniziato a concepire il tema conduttore del nuovo album, ovverosia il ruolo "non-formante" dell'informazione nella società contemporanea, e il ruolo invece formante della natura a partire dagli eventi atmosferici, per pura curiosità abbiamo iniziato a fare un po' di ricerche su quella parola senza senso. Intanto ci siamo resi conto che conteneva la radice "Blemme", un immaginario essere acefalo, che compare in copertina e che ci sembrava ottimo per simboleggiare il risultato dell'assalto dell'informazione sulla popolazione italiana contemporanea. Poi abbiamo scoperto altre casualità assurde, per esempio che Plinio il vecchio sosteneva che i blemmi vivessero in Etiopia, e una delle parole che quelle popolazioni usavano per indicare il proprio nome era proprio "Beya". Inoltre abbiamo scoperto che il nome della via della nostra sala di registrazione, il NellArmadioStudio, è quello di uno degli studiosi medioevali che si sono maggiormente occupati dei Blemmi, Angiolo Poliziano! A questo punto non potevamo assolutamente tornare indietro, e abbiamo fatto avverare il vaticinio assurdo fatto quella sera... Riguardo al concept vero e proprio, dato che è un discorso un po' lungo, vi rimandiamo a un riassunto che potete trovare nel booklet del disco e sul nostro sito insieme all'intero album.

3) Rispetto al precedente disco, quest'ultimo mi sembra musicalmente più vicino a certi modelli del prog classico. Sei d'accordo?S. N. Beh sì, in effetti uno dei primi "giochi" a cui ci siamo dedicati durante la registrazione di Blemmebeya è stato quello di limitarci a una tavolozza di strumenti dal suono molto classico, non usando minimamente elettronica e campioni. Questo si può sentire soprattutto nei primi pezzi del disco, ad esempio "L'Assalto", ma nelle tracce successive c'è una graduale deviazione dal suono "seventy" (che comunque continua a piacerci un sacco) fino ad arrivare a brani quasi esclusivamente "sintetici" o comunque privi di suoni, per così dire, convenzionali.

4) I vostri testi sono sempre interessanti e corrosivi. Per voi sono più importanti della parte musicale?S. N. Innanzitutto una premessa; quando decidiamo di usare una voce e un testo in un brano, è sempre il risultato di una scelta sofferta, perchè nessuno di noi è un cantante, e il risultato del nostro canto non ci soddisfa quasi mai. E' per questo che presto sul sito sarà a disposizione anche una versione dei brani priva delle tracce vocali... Per dare la possibilità a chiunque abbia voglia di cantare e registrarci sopra entrando così ufficialmente nel disco. Non vediamo l'ora! Tornando alla domanda, diciamo che cerchiamo di dare a testo e musica una pari dignità e importanza; una cosa che detestiamo sono quelle canzoni (e sono tantissime) dove si avverte chiaramente che il testo è solo un ripensamento, un mero riempitivo fatto di sillabe per articolare una parte vocale che si avverte necessaria al fine di soddisfare una convenzione consolidata.

5) Che spazio pensate possa avere un progetto originale come il vostro nel panorama attuale?S. N. Altra bella domanda! Dipende cosa si intende per "spazio". Lo "spazio" dei concetti musicali e della loro diffusione online è illimitato, e non c'è bisogno di lottare per conquistarlo. L'unico spazio limitato è quello della musica intesa come prodotto commerciale, spazio questo che può esistere solo in virtù di una cosiddetta "artificial scarcity" imposta per legge (ma questo argomento meriterebbe probabilmente più tempo e se vi interessa vi rimandiamo al nostro sito). Se per "spazio" si intende invece la classica posizione, anche underground, di un prodotto che è possibile comprare al dettaglio o ascoltare su qualche radio locale allora credo che la nostra musica nasce e vive completamente al di fuori di qualsiasi "mercato" per moltissimi motivi, non ultimo il fatto che secondo una logica commerciale la sua esistenza non ha il minimo senso.

6) Vi autoproducete e siete molto indipendenti rispetto a ogni forma di promozione: è una scelta o una necessità?S. N. Tutte e due le cose. Per essere più precisi, non abbiamo bisogno di promozione in senso classico, ma di diffusione, questo perchè non vendiamo nulla: addirittura se cercate bene nel nostro sito non troverete nemmeno uno di quei tipici bottoni del tipo "make a donation" per supportare il progetto Akt. In sostanza, non ci potete pagare nemmeno volendolo fare a tutti i costi! La diffusione invece ci interessa perchè ci permette di raggiungere persone prima sconosciute, confrontarci e comunicare le nostre idee e la nostra estetica. Per noi è importante la diffusione tanto quanto può essere importante la pubblicità e la vendita per un'azienda...

7) Siete di Bologna.Che tipo di rapporto avete con l'ambiente musicale e culturale della vostra città?S. N. Praticamente nessuno, potremmo anche vivere ad Akrotiri a patto di avere delle buone connessioni internet :-D

8) Come vivete le nuove tecnologie, Internet in particolare, rispetto alla musica che fate?S. N. Le viviamo molto bene. Ci sono tre elementi tecnologici fondanti che sono alla base della nostra filosofia musicale: (1) La musica si può facilmente copiare e distribuire a costo praticamente nullo. Questo fa sì che per farle mantenere artificialmente un valore di mercato, sia necessario inventare astrusità concettuali come il divieto di copia o cose del genere. Noi sfruttiamo in pieno la nuova possibilità ed aggiriamo il problema, semplicemente ignorando la possibilità di metterci sul mercato. (2) Chiunque abbia accesso a un PC dalle prestazioni assolutamente nella norma può accedere a vari programmi gratuiti o a basso costo ed avere un dignitosissimo studio musicale virtuale dalle possibilità praticamente infinite. E' insulso dire "ah, ma in uno studio professionale le possibilità sono ancora maggiori", oppure "non posso registrare nulla perchè non ho un microfono da 2000 euro". Sono le idee nuove, l'ingenuità e l'entusiasmo che hanno sempre fatto esistere la musica, e non la "professionalità", la creatività e l'ispirazione non lo strumento da 1000 e passa euro. (3) La rete è condivisione, apertura, noi sposiamo la logica open source e la mettiamo a disposizione anche per la musica, mi piace fare il paragone con la "teoria scientifica" che viene divulgata tra gli scienziati e magari col tempo migliorata o addirittura confutata. Internet permette a un musicista di offrire il proprio lavoro a tutta l'umanità indistintamente, con una potenza e velocità di diffusione ineguagliabile da qualsiasi dei cosiddetti "editori", che in realtà altro non sono che dei limitatori della diffusione! Noi siamo convinti che i tre punti descritti sopra possano portare a una nuova stagione della produzione artistica, dove chiunque senta una necessità espressiva possa facilmente assecondarla e diffondere il frutto del suo operato. Questo dovrebbe portare ad un'arte più sincera e più ispirata e sicuramente meno "professionale".

9) Ci sono artisti, italiani o stranieri, che stimate particolarmente o che vi hanno influenzato?S. N. Beh sì, tantissimi; siamo tutti cresciuti ascoltando King Crimson, Gentle Giant, Genesis e Yes in tutte le salse, e anche se volessimo non riusciremmo mai a scrivere qualcosa che non abbia un grosso debito con loro... Anche alcuni compositori classici fanno parte del nostro humus culturale comune, soprattutto Moussorgkij e Prokofiev. Tra gli italiani siamo grandissimi fan degli Area e del Banco; abbiamo scoperto solo recentemente gli Stormy Six e siamo rimasti folgorati soprattutto dai loro testi straordinari che sentiamo molto vicini alla nostra estetica. A parte i grandissimi del prog poi siamo tutti fan di Ralph Towner e degli Oregon, di alcuni lavori di Jan Garbarek e Terje Rypdal. Poi abbiamo alcuni riferimenti un po' più individuali ma che comunque si riflettono nel modo di suonare certi strumenti, ad esempio Marco è innamorato della musica per chitarra classica di Dusan Bogdanovic e Carlo Domeniconi.

10) Il contatto con il pubblico è importante per voi? E come pensate di portare "Blemmebeya" in concerto?S. N. Dunque, per noi eseguire dal vivo la musica dei due album Dentrokirtos e Blemmebeya è praticamente impossibile come trio, e infatti non la abbiamo concepita per quello scopo. Al contrario, le musiche contenute nella serie di EP che chiamiamo "frAKTal" (per ora ne abbiamo diffuso solo uno, il "frAKTal one - crimson") rappresentano ciò che suoniamo dal vivo. Tutto ciò che sentite nei frAKTal è registrato dal vivo, in presa diretta sull'hard disk di un computer! In molti ci hanno detto che non credono che il frAKTal.one sia registrato in diretta, ma tenete conto che in quell'EP usiamo tutti e tre pesantemente trigger, campionatori e loopers, tutto dal vivo. Basta sentire gli erroracci degli assoli di chitarra per convincersi! :-D Tra poco dovremmo far uscire un secondo frAKTal, ma questa volta anzichè sfruttare a fondo l'elettronica, come abbiamo fatto nel primo, vorremmo esplorare il nostro lato acustico, diciamo che sarà una specie di EP "unplugged-prog" per il quale abbiamo già composto molta più musica di quella che potremmo metterci. 



Gli Akt ringraziano il sito AltreMuse per l'intervista.

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